martedì 31 gennaio 2017

La tradizione manoscritta del Purgatorio: collazione dei loci Barbi (Letteratura Italiana Antica 18, 2017, pp. 129-250)


Dopo oltre un secolo dalla sua formulazione, si realizza finalmente il sogno di Michele Barbi di collazionare tutta la tradizione manoscritta della Commedia dantesca secondo un numero ristretto di luoghi critici. In questo primo studio si presentano le collazioni sui loci del Barbi di tutti i manoscritti - non frammentari - contenenti il Purgatorio: in tutto 509 codici.
Il lavoro è alla base della proposta di chi scrive per una nuova edizione critica della Commedia (da realizzare plausibilmente entro il 2021, settecentenario della morte di Dante: 1321-2021), i cui criteri sono già stati pubblicati in un articolo dal titolo: Appunti per una nuova edizione critica della 'Commedia' (disponibile integralmente qui).
Per questioni legate al copyright si carica qui una prima anteprima (parziale) dello studio.

lunedì 30 gennaio 2017

Il Canto di Ildebrando (Hildebrandslied)

le carte originali del Canto di Ildebrando (Kassel, Murhardsche Bibliothek) 

Come in Star Wars (Episodio V: L'Impero colpisce ancora), quando Darth Vader rivela a Luke Skywalker: "Io, sono tuo padre!"; così avviene nel Canto di Ildebrando (in tedesco Hildebrandslied), il più antico poema epico-eroico della tradizione germanica (fine VIII - inizi IX secolo d.C.).
Il guerriero Ildebrando, al seguito di Teodorico re degli Ostrogoti, per colpa di Odoacre re degli Eruli è costretto ad abbandonare la patria, partendo per l'esilio. Lascia la giovane moglie e il bambino piccolo, nato dalla loro unione, Adubrando. Dopo trent'anni Ildebrando rientra in patria, a capo delle schiere di Teodorico, e lo scontro con le truppe di Odoacre, guidate da Adubrando diventato nel frattempo un abile guerriero, è inevitabile.
I due campioni scendono al centro del campo, con le armi sguainate, pronti al duello all'ultimo sangue.
A questo punto Ildebrando, prima di iniziare le ostilità, chiede ad Adubrando qual è il suo nome e la sua stirpe. Adubrando gli rivela di essere il figlio di Ildebrando, partito da quelle terre trent'anni prima, ma ormai - afferma il giovane guerriero - morto in combattimento, lontano dalla sua patria. Ildebrando si rivela: "Adubrando, io, sono tuo padre" (più o meno con queste parole). Ma il giovane non gli crede, ed anzi si convince subito che si tratta di un subdolo stratagemma messo in piedi per codardia, nel timore, da parte di Ildebrando, di dover affrontare un duello con un guerriero molto più giovane di lui. A nulla valgono le parole di Ildebrando, disposto a fargli dei doni e a siglare la pace. Adubrando è irremovibile, e lo scontro mortale ha inizio...
Il poemetto consta di soli 68 versi, ed è privo del finale. Traspare in tutto il testo un'atmosfera cupa e tragica, intrisa del fatalismo tipico delle tribù germaniche: gli uomini sono vittima di un Fato superiore, cieco e imperscrutabile, contro il quale non possono far nulla. Come nella tragedia greca, all'eroe tragico si prospettano due scelte, entrambe equivalenti nel loro risultato finale: uccidere o essere ucciso. Con l'aggravante che in questo caso si tratta di uccidere il proprio figlio, o essere ucciso da lui. Comunque vada, il finale, improntato al dolore e alla morte, è un dato scontato fin dalle premesse: l'eroe è in ogni caso condannato (destinato) a soffrire.

Testo originale in alto tedesco con traduzione integrale in italiano e commento qui.

sabato 28 gennaio 2017

Aleksandr Zinov'ev, Allegra Russia


Alzi la mano chi conosce Aleksandr Zinov'ev. Eppure resta molto singolare la figura di questo professore di Logica che, venuto in contrasto con il potere sovietico, è costretto a lasciare la sua cattedra di Filosofia all'Università di Mosca e il suo posto nell'Accademia delle Scienze dell'URSS, e a imboccare la via dell'esilio in Germania, prima di un suo definitivo ritorno in patria durante la perestrojka di Gorbaciov. Il suo libro più noto in Occidente resta Cime abissali (1976), un romanzo satirico che prende di mira la società e la politica sovietica, e che, pubblicato clandestinamente in Svizzera, ne decretò l'espulsione dal PCUS e il conseguente esilio. Come giornalista è autore di molti volumi sulla società sovietica e sul periodo staliniano, alcuni dei quali tradotti in italiano; mentre come poeta il suo libro più noto, anch'esso tradotto in italiano, resta Allegra Russia. Scene tratte dalla vita di un ubriacone russo, trad. it. a cura di E. Gori Corti e O. Cigada, Milano, SugarCo Edizioni 1989.
In questo volume il poeta assume il punto di vista di un alcolizzato per realizzare una satira spietata e feroce della Russia dell'era sovietica: dei suoi apparati, dei suoi rappresentanti, e soprattutto del Partito comunista (il famigerato PCUS), di cui si prende di mira soprattutto il falso perbenismo e la morale imposta ipocritamente (i ripetuti tentativi attuati dal governo sovietico di combattere l’alcolismo “educando” il popolo, i centri di disintossicazione, le botte, le commissioni e le milizie). 

martedì 24 gennaio 2017

Commento a "La Bufera e altro" di E. Montale (a cura di M. Romolini)


E' disponibile come risorsa open acces (pdf sopra o direttamente qui dal sito originario) il primo commento integrale a "La Bufera e altro" di Eugenio Montale. Realizzato da Marica Romolini, il ponderoso lavoro è apparso dapprima sul web come risorsa liberamente disponibile, ma è stato poi pubblicato come ebook nel 2012 per la Firenze University Press.
Il volume consta di 455 pagine: ogni componimento montaliano è fornito di un'introduzione storico-critica (genesi del testo e temi affrontati); segue una nota metrica sullo schema strofico del componimento in questione; da ultimo il commento puntuale ai versi del poeta. L'unica difficoltà (ma relativa) è che il commento è privo del testo poetico di riferimento, in quanto protetto da copyright; bisogna provvedersi pertanto di un volume de La Bufera e altro, da affiancare al pregevole lavoro della Romolini.
Non si ribadirà mai a sufficienza l'importanza dei commenti per i grandi (e non solo) della letteratura, veicolo imprescindibile che consente, attraverso il critico, una mediazione fra autore e grande pubblico. A maggior ragione lo strumento del commento è fondamentale per quegli autori 'difficili', che non si lasciano piegare facilmente a una lettura piana, immediata e univoca. E fra questi rientra senz'altro Eugenio Montale, concordemente e pacificamente considerato fra le massime voci della poesia italiana, ma che spesso e volentieri non risulta facilmente comprensibile, nemmeno agli addetti ai lavori, tanto che si potrebbe tranquillamente affibbiare a lui il nomignolo che Aristotele attribuiva all'ermetico Eraclito: O' Skoteinòs, ossia 'l'oscuro'.

giovedì 19 gennaio 2017

Poesie di Ugo Iginio Tarchetti


Poeta e scrittore piemontese (San Salvatore Monferrato, 1839-Milano, 1869), Ugo Iginio Tarchetti è, con Arrigo Boito, fra gli esponenti più noti della cosiddetta Scapigliatura milanese. Visse e operò perlopiù a Milano, dove esercitò un'intensa e frenetica attività giornalistica e letteraria (poesie,: Disjecta, 1879; Canti del cuore, 1879; racconti: Storia di una gamba, Milano 1869; Racconti fantastici, ibidem; Racconti umoristici, ibidem; e romanzi: Fosca, Milano 1869), spegnendosi appena trentenne a causa della tisi. 
I temi ricorrenti della sua produzione sono la morte, il disfacimento fisico e la malattia. Nella sua poesia più conosciuta, Memento, carezza e bacia una donna, e al contempo dichiara di non riuscire a fare a meno di pensare al fatto di stringere uno scheletro e di sentirne le ossa sporgenti. Nel romanzo Fosca la protagonista è una donna di rara bruttezza, “la malattia personificata, l’isterismo fatto donna, un miracolo vivente del sistema nervoso”, con la quale il personaggio maschile del romanzo instaurerà un rapporto d’amore morboso, che lo condurrà ai limiti del crollo psichico.
La sua poesia utilizza un linguaggio tradizionale, talvolta arcaico; le forme sono anch’esse della tradizione, perlopiù canzonette o ballate, con rime facili, ai limiti dell’arietta da opera lirica. Solo in Canti del cuore si assiste a una novità nel panorama letterario italiano, ossia l’abbandono del verso tradizionale per la forma del poème en prose, derivata dall’esperienza francese di Baudelaire; ma gli esiti non sono esaltanti.
La parte migliore di Tarchetti, comunque di qualità complessivamente non elevata, è quando il poeta si lascia andare alle sue fantasie più o meno morbose, macabre, orride o patetiche che siano: le sue ossessioni, con forti velature di carattere erotico, i suoi incubi legati alla malattia, alla morte precoce e alla sepoltura (con tanto di visioni tombali e cimiteriali), costituiscono una pagina notevole all’interno del fenomeno della Scapigliatura milanese; fermo restando che la sua produzione resta di molti passi significativamente indietro rispetto all’altra voce del movimento scapigliato, quell’Arrigo Boito che rappresenta la figura più importante del movimento in questione.
Antologia delle sue poesie (con commento) qui.

mercoledì 18 gennaio 2017

L'ennesima (contro)riforma degli Esami di maturità: una vergogna senza fine


Un ulteriore ritocchino al ribasso. Ecco come si annuncia l'ennesimo tentativo di riforma degli Esami di maturità 2017. Il criterio ispiratore è, come ho già avuto modo di scrivere altrove, la paura di selezionare, o semplicemente di valutare gli alunni: si pensa perciò che il modo migliore di aggirare l'ostacolo sia il non valutarli affatto. 
La proposta è la seguente: per essere ammessi a sostenere l'esame non è più richiesta la valutazione minima del 6 in tutte le discipline, ma basta semplicemente la media del 6. Tradotto in pratica: in un liceo basterà avere un 8 in condotta o in Educazione Fisica - che, com'è noto, non si nega a nessuno - per pareggiare un 4 in matematica o in inglese. Abolita poi la terza prova, tanto temuta dagli studenti, e perfino la tesina finale. Se poi passasse, come pare assodato da tempo, anche l'idea della commissione tutta interna con solo il presidente esterno, resta solo una parola per giudicare l'esame di maturità: una farsa. 
Oltre che sbagliata nel merito, una tale (contro)riforma è del tutto diseducativa. Attualmente un ragazzo con un 5 in matematica o in inglese è comunque motivato - sotto la minaccia della non ammissione all'esame - a tentare un qualche recupero della disciplina: del resto, diciamocelo in faccia, praticamente nessuno oggi non è ammesso all'esame per una sola insufficienza, e prova ne è che il superamento dell'esame è dell'ordine di oltre il 90%, sfiora il 95% la percentuale degli ammessi. Se passasse la riforma un ragazzo, col suo bravo 8 in educazione fisica, manderà tranquillamente al diavolo la matematica o l'inglese. 
In una situazione di crisi della scuola pubblica non c'è bisogno di questo ulteriore svilimento al ribasso, di questo aiutino - peraltro non richiesto - agli studenti. La scuola si potenzia, non si svilisce; il diploma di maturità, lo studio in sé, devono essere dei valori da conquistare, non un reddito minimo concesso indiscriminatamente a tutti, tanto per regalare un pezzo di carta. Nei paesi ex comunisti l'istruzione era obbligatoria fino ai gradi universitari: ma quelle lauree non valevano niente in Occidente, proprio perché erano dei pezzi di carta straccia. Verso una tale realtà stiamo (stanno) conducendo la scuola pubblica in Italia: il diploma è svuotato di ogni valore, se non legale (non ancora almeno), quantomeno pratico.
I social sono (simpaticamente) scatenati: "Con la nuova maturità anche la ministra dell'Istruzione potrà prendere il diploma" (Alberto Papini); "il diploma minimo garantito" (Vincenzo Ghezzi); "un popolo di ignoranti è più facile da governare" (Eleonora); "per evitare la fuga dei cervelli non ne sforniamo più" (MartaChiNoCosa). 
Purtroppo qui da ridere resta poco: il quadro è desolante, e terribilmente drammatico. E noi assistiamo impotenti a questo attacco quotidiano al diritto all'istruzione, portato avanti da una pletora di politici ignoranti, per un popolo ignorante. Una vergogna senza fine.

venerdì 13 gennaio 2017

"Programma il Futuro": una piattaforma per l'insegnamento dei linguaggi di programmazione (coding) nelle scuole italiane


Come l'informatica costituisce la spina dorsale della società attuale, così l'informatica deve costituire l'ossatura dell'insegnamento scolastico, di ogni ordine e grado. Ben vengano dunque le iniziative, da qualunque lato esse provengano,volte a potenziare le ore di informatica a scuola, intendendo tale disciplina non nel senso, banale direi, di imparare l'utilizzo di programmi o di app, ma nello studio e nell'elaborazione dei linguaggi di base della programmazione che consentano allo studente di poter progettare e realizzare fattivamente, in prima persona o nel gruppo classe, un programma o un'app. Imparare fin da subito - dalla scuola primaria per esempio - il linguaggio base della programmazione (il cosiddetto coding), è operazione buona e giusta, e in quanto tale degna di promozione. 
In tal senso è estremamente positivo il Piano Nazionale Scuola digitale (PNSD), previsto dalla pur discussa legge 107/2015 (la "legge della Buona scuola", per intenderci), che a sua volta prevede il progetto Programma il Futuro, La piattaforma in questione raccoglie materiale, lezioni e attività varie per docenti e studenti, che possono anche avvalersene per partecipare all"Ora del codice", un percorso (uno di base e cinque avanzati) al termine del quale ciascun partecipante può ottenere un attestato personalizzato in formato pdf, rilasciato dal MIUR e dagli insegnanti che hanno seguito lo studente.

sabato 7 gennaio 2017

Una scuola senza compiti per casa?


Nelle ultime settimane si è acceso molto il dibattito, in Italia e non solo, circa l'assegnazione dei compiti a scuola che - secondo molti - aggraverebbero eccessivamente la mole di lavoro per i ragazzi, senza peraltro risultati apprezzabili da un punto di vista didattico. La lettera aperta di un genitore a un insegnante (ma più in basso la simpatica replica dei social), che ha avuto molto risalto sui media, giustificava il figlio presso il docente, esonerandolo dai compiti assegnati, in nome di una presunta incompatibilità fra tempo per la scuola e tempo per la famiglia e i rapporti sociali: primum vivere, deinde philosophari, verrebbe da chiosare. Si sono addotti molti esempi di scuole all'avanguardia, soprattutto del nord Europa, in cui i compiti per casa sarebbero ridotti al minimo, se non aboliti del tutto; e anche da noi alcuni presidi hanno assunto pubblicamente una posizione in tal senso. Insomma la scuola del futuro, secondo questa visione, sarebbe senza i famigerati compiti a casa (o peggio, "per le vacanze").
Dalle parole ai fatti: Nasce a Torino la scuola senza compiti, né cartella, né voti, titola Repubblica in un articolo del 22 dicembre (giustappunto a ridosso dell'assegnazione dei compiti per le vacanze natalizie). La scuola in questione nasce come esperimento d'élite: scuola privata, ovviamente (7/8 mila euro l'anno il costo della retta); massimo 15-18 alunni a classe (un sogno per la scuola pubblica con le sue classi pollaio!); con orario 8-17, ma con "solo tre moduli di lezione da 80 minuti, intervallati da lunghe pause per mangiare e giocare". L'esperimento pedagogico nasce come scuola elementare, si chiamerà "La scuola possibile", e sorgerà all'interno del Basic Village, in via Foggia, con lo sponsor di grandi marchi (Robe di Kappa, Lavazza, ecc.). L'idea è di Laura Milani (da don Milani a Laura Milani, scherzi del destino!), direttrice dello IAAD (Istituto di Arti Applicate e Design).

giovedì 5 gennaio 2017

Una (singolare) traduzione in latino della Divina Commedia


Un medico milanese in pensione, Antonio Bonelli (già esperto di chirurgia pediatrica e cardiotoracica presso l'Ospedale dei Bambini di Milano) ha pubblicato una singolare traduzione in latino dell'intera Commedia dantesca: Dantis Alagherii Comoedia. Latina translatio Antonii Bonelli, Livorno, CTL (Centro Tipografico Livornese) 2016, pp. 462, euro 20. 
Che Dante abbia avuto inizialmente la tentazione o l'intenzione di scrivere il suo capolavoro in latino, o addirittura lo abbia effettivamente fatto per i primi canti, cambiando poi repentinamente idea, è una vecchia questione della filologia dantesca (oggi perlopiù negata e - aggiungo io - giustamente accantonata). La traduzione di Bonelli non è in esametri latini, come ci si poteva aspettare, ma in una prosa latina scandita tuttavia in terzine:

Media aetate, 
bona deserta fruge, 
in obscura silva me inveni...

Questo l'incipit del poema tradotto in latino ("Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la diritta via era smarrita"). 
Quale valore l'opera in sé possa avere (con tutta la simpatia e la stima nei confronti del medico milanese dai molteplici interessi, credo molto poco); resta comunque una simpatica iniziativa e un tributo originale per il 750° centenario dalla nascita del divin poeta (1265-2015), e già in scia del ben più importante 700° centenario dalla morte (1321-2021).
(Nel pdf in alto, il testo dell'intervista di Bonelli su La Stampa di oggi).

martedì 3 gennaio 2017

La tradizione manoscritta delle Laude di Iacopone da Todi (Nuova Rivista di Letteratura Italiana 19, 2016, 2, pp. 9-103)


Il saggio rende nota la conclusione del censimento relativo alle Laude di Iacopone da Todi. Si tratta in tutto di 353 manoscritti, che si possono dividere in tre tipologie: manoscritti omogenei, dedicati in tutto o in gran parte a Iacopone (71 codici); manoscritti miscellanei (230 codici), che ospitano, insieme a laude iacoponiche, testi di altra e varia natura; sermonari (52 codici), con citazioni o estrapolazioni del poeta todino all'interno di sermoni di frati. I manoscritti omogenei si suddividono, in base alla seriazione delle laude, in sette gruppi (o famiglie): famiglia umbra; codici derivati dall'editio princeps (Firenze, Francesco Bonaccorsi 1490), comunque connessi con la famiglia umbra; famiglia abruzzese; famiglia umbro-toscana; famiglia toscana (divisa a sua volta in gruppo toscano principale e secondario); famiglia veneta; codici indipendenti non riconducibili agli altri gruppi. I manoscritti miscellanei invece, in base all'ambiente di origine e/o produzione, si suddividono in quattro gruppi: laudari appartenenti a compagnie di Laudesi; laudari di Disciplinati; codici di origine conventuale; e codici di privati.  
In coda all'articolo segue l'elenco ragionato dei 353 codici, con indicazioni per ciascuno relative all'età, la tipologia, l'origine specifica, e il numero delle laude ospitate.
(N.B. Per motivi editoriali si carica solo un estratto parziale dell'articolo; chiunque necessitasse del file integrale è pregato di contattarmi in privato)