sabato 21 maggio 2016

Le Lettere di Carlo Magno

Busto reliquiario di Carlo Magno
(Tesoro di Aquisgrana) 

La figura di Carlo Magno (742-814), fondatore del Sacro Romano Impero, rex Francorum et Longobardorum (quindi d'Italia), resta una delle più suggestive e affascinanti della storia medievale, sotto molteplici aspetti. Ancor più interessante risulta di conseguenza affiancare al personaggio pubblico, politico e ufficiale, il suo lato privato, gettando uno sguardo sulla dimensione, diciamo pure così, umana ed affettiva del grande imperatore. Tale operazione è -almeno in parte- realizzabile a partire dalla raccolta delle sue Lettere, una ventina in tutto, che Carlo Magno scrisse -o fece scrivere- a una serie di personaggi della sua cerchia (anche familiare) durante gli anni del suo regno.
Ma innanzitutto c'è una questione preliminare da chiarire. Carlo Magno, com'è risaputo, probabilmente non sapeva leggere, senza dubbio non sapeva scrivere: le sue lettere, pertanto, non sono scritte da lui propria se manu, ma le dettava a voce allo scrivano di corte, in gergo tecnico protonotario di cancelleria, carica che fu ricoperta, dal 776 al 797, da Radone. Il pensiero da esprimere, il concetto da esporre, sono indubbiamente di Carlo; ma le parole sono dello scrivano, che altrettanto indubbiamente "traduceva" il pensiero di Carlo con un linguaggio più ufficiale, quale doveva essere quello di un monarca. La domanda a questo punto è legittima: quanto c'è del vero Carlo nelle sue lettere? Non è certamente facile rispondere: certamente il lettore dovrà prodursi in uno sforzo esegetico e interpretativo notevole, cercando di "leggere tra le righe", con l'obiettivo di cogliere la dimensione del vero Carlo, al di là della cornice linguistica, sovente tronfia e ridondante.    

venerdì 20 maggio 2016

Medioevo in Basilicata: 2. la chiesa rupestre di S. Margherita a Melfi


La chiesa di S. Margherita è uno dei gioielli dell'arte rupestre in Basilicata, e in generale uno dei più belli esempi del genere in Italia. Si trova pochi chilometri fuori dal centro abitato di Melfi, nelle immediate vicinanze del cimitero. La struttura risale al XIII secolo, quasi certamente alla fase del regno di Federico II di Svevia (morto nel 1250): l'ambiente consta di un Ingresso (A), costituito da un arco ogivale, mentre l'interno è diviso in due campate coperte da volte a crociera a sesto acuto; un'unica navata centrale con in fondo l'abside con un altare dedicato a S. Margherita (E), e quattro cappelle laterali (B-D-F-G), tutte con volte a botte a sesto acuto. L'ambiente è scavato nel tufo, e cosa che la distingue dalla maggior parte delle chiese rupestri, comprese le più note e celebrate di Matera, le pareti risultano completamente affrescate, tranne il Cenacolo, che però conserva ancora i sedili di pietra addossati alle pareti, utilizzati dai monaci. La quarta cappella (seconda a destra dell'ingresso) conserva invece un piccolo accesso di forma irregolare, quasi certamente destinato ad ospitare l'alloggio del guardiano.