domenica 24 aprile 2016

Quattro passi a zonzo per Pompei

Le rovine di Pompei e, sullo sfondo, la minacciosa figura del Vesuvio

Visitare Pompei, camminare per le sue strade e fra le sue case, sigillate per secoli dalla coltre di pomice vulcanica che la seppellì, quel fatidico 24 agosto del 79 d.C., è sempre un'emozione indescrivibile. L'impressione che se ne ricava è quella di una "vita strozzata", sorpresa nel sonno e bloccata -per sempre- in un preciso momento, come lo scatto di una fotografia o dopo uno stato di ibernazione che fissa un corpo in un istante perenne. Corpi di uomini, donne e bambini, o anche animali (per es. un cane che cerca di liberarsi vanamente dal suo guinzaglio: immagine 3a) colti -tramite i calchi di gesso (nell'Orto dei fuggiaschi o nelle teche esposte all'ingresso del sito: immagini 1-3)- nel momento preciso della fuga e della corsa disperata verso una salvezza che non arriverà; le case abbandonate in fretta e furia, le scritte sui muri ancora inneggianti a questo o a quel gladiatore, insieme a "cartelli" pubblicitari e a messaggi d'amore; tutto, insomma, profuma di una vita vissuta spezzata nel pieno del suo svolgersi quotidiano.
Perdersi per i viottoli e i muri cadenti di Pompei significa, dunque, immergersi nell'atmosfera piena di vita di quell'ultimo giorno d'estate di quasi duemila anni fa, immaginando i rumori, le voci, gli uomini e le donne presenti in quel giorno di sole, un secondo prima della catastrofe e del buio di morte calato dalle pendici dello "sterminator Vesevo".