mercoledì 8 aprile 2015

Marc Chagall, "Love and Life" (Roma, 16 marzo - 26 luglio)


L’allestimento di una mostra non è impresa facile. Lo dimostrano a iosa le frequenti polemiche che, anche recentemente, hanno accompagnato mostre curate da firme prestigiose. Il dato di fondo da cui partire, che non è mai scontato, è che ogni allestimento deve avere alle spalle una ratio, ossia un filo conduttore che consenta al pubblico, soprattutto a quello meno esperto, di muoversi a proprio agio in una prospettiva ben chiara evitando così il disorientamento. Tolto il caso della retrospettiva, ovvero dell’omaggio all’opera complessiva di un artista, eventualmente esponendo il materiale secondo un ordine cronologico, gli altri casi possibili sono la raccolta tematica, particolarmente consigliabile se il percorso è trasversale a più artisti; oppure, nell’ipotesi che ci si muova invece nell’ottica monografica, la raccolta secondo le fasi dello sviluppo artistico o per tipologia di supporto (dipinti a olio, xilografie, gouaches, ecc.). In tutti i casi, la mostra, comunque organizzata e con qualsiasi taglio proposto, deve porsi un unico scopo: mostrare la grandezza dell'artista, scegliendo quindi le opere più significative o esemplificative del suo percorso artistico.
Nessuno di questi casi appare realizzato nella mostra “Marc Chagall, Love and Life”, a Roma al Chiostro del Bramante dal 16 marzo al 26 luglio per le cure di Ronit Sorek. E lo spettatore ne rimane inevitabilmente disorientato. Oltre che deluso. Il titolo della mostra è volutamente ammiccante, ma generico e ambiguo.