martedì 1 dicembre 2015

Autunno. Poesie (1991-1996)


Pubblicato il mio primo volume di versi: Autunno: Poesie (1991-1996), self-publishing tramite la piattaforma Ilmiolibro, 2015, pp. 100, euro 9,50 prezzo di copertina (euro 7,50 online), per la versione cartacea, euro 3,99 per l'ebook.
Le stagioni dell'anno rispondono alle stagioni della vita: dalla monotonia e dall'inerzia dell'inverno, simbolo di uno stato esistenziale bloccato, all'influsso di linfe nuove e nuovi ardori della rinascita primaverile della giovinezza; al senso di potenza e di forza vitale dell'estate, nella maturità della vita; fino al senso di tristezza, malinconia e senso di abbandono dell'autunno, quando, al tramonto della vita, vengono meno tutti i sogni e le illusioni del cuore. 


domenica 29 novembre 2015

Nel 750° anniversario della nascita di Dante (2015): taccuino di lavoro, Convegno: Letteratura e Musica del Duecento e del Trecento, Certaldo, Casa del Boccaccio, 17-19 dicembre 2015



Nella felice circostanza del convegno a Certaldo, invitato, con l'amico Sandro Bertelli, dall'Ente Nazionale Giovanni Boccaccio e dal Centro Studi sull'Ars Nova Italiana del Trecento a presentare un volume che vede la mia partecipazione con uno scritto su Boccaccio editore di Dante (Dentro l'officina di Giovanni Boccaccio. Studi sugli autografi in volgare e su Boccaccio dantista, a cura di S. Bertelli e D. Cappi, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana 2014; il mio scritto è: Boccaccio editore e commentatore di Dante, alle pp. 163-85 del volume); coglierò l'occasione per tracciare un bilancio sintetico dei lavori fin qui fatti in prospettiva della realizzazione di un nuovo testo critico della Commedia, e più in generale riguardo allo studio della tradizione manoscritta del poema dantesco; e indicherò poi le cose da fare entro la data del 2021, settecentenario della morte di Dante (1321-2021), entro la quale condurre finalmente in porto un progetto concreto di nuova edizione critica della Commedia.

venerdì 16 ottobre 2015

Lui, lei... e "dillo alla luna"



Trainor il farmacista

Soltanto un chimico può dire, 
e nemmeno sempre,
che cosa risulterà dalla combinazione
di fluidi o di solidi.
E chi può dire
come un uomo e una donna potranno interagire
fra di loro, o quali figli ne usciranno?
C'erano Benjamin Pantier e sua moglie,
buoni in se stessi, ma un diavolo l'uno per l'altra:
lui ossigeno, lei idrogeno,
il figlio un fuoco devastante.
Io, Trainor, miscelatore di sostanze chimiche,
ucciso mentre facevo un esperimento,
vissi senza sposarmi.
                  (E. L. Masters, Antologia di Spoon River)

L'unione fra un uomo e una donna è il risultato di una misteriosa combinazione alchemica, talmente misteriosa e dai contorni così inafferrabili che, talvolta, può far credere in un evento che ha qualcosa del miracoloso. La stessa definizione di "anima gemella" è impropria: Lucio Battisti, in Pensieri e parole, cantava: "Conosci me / quel che darei / perché negli altri ritrovassi gli occhi miei...". In realtà "l'anima gemella" non può essere certamente un nostro alter ego, ossia una copia spiccicata di noi stessi, perché quello non è amore, se non amore verso se stessi. L'amore, se è tale, è necessariamente verso l'altro. Del resto se l'altro è totalmente differente da noi è arduo trovare un terreno comune, e l'amore risulta difficile. Appare evidente pertanto che l'amore nasce non verso l'uguale (a noi), né verso il totalmente diverso, bensì verso il compatibile: diverso, ma non troppo, tale da permettere un perfetto incastro.

giovedì 15 ottobre 2015

L'universo, Dio e l'uomo

Ammasso di galassie Omega Centauri

L'epoca che stiamo vivendo oggi, grazie soprattutto ai progressi della scienza, ci spinge a interrogarci sul senso del mondo, dell'universo in generale, e dell'uomo in particolare. Sebbene molti ritengano che la scienza e gli scienziati dovrebbero astenersi dal porsi domande -e dal cercare, di conseguenza, delle risposte- circa il senso delle cose, e dovrebbero invece limitarsi a comprendere il meccanismo di funzionamento, diciamo così, dei fenomeni; è inevitabile tuttavia che anche il solo indagare le strutture del mondo, le leggi che lo governano, o i principi che ne sono alla base, porti automaticamente con sé una serie di conseguenze che ci aiutano a meglio capire qual è la posizione occupata dall'Homo sapiens in questo contesto, e a cercarne il senso e il significato. Ciò accade in modo particolare, mi pare, con la cosmologia, una scienza che soltanto negli ultimi anni ha conosciuto un potente sviluppo, sia grazie ai progressi della fisica (teoria della relatività, meccanica quantistica, teoria delle stringhe...), sia per merito delle osservazioni -dirette e indirette- del cosmo. La cosmologia poi, indagando la struttura a grande scala dell'universo, è spinta per sua natura a interrogarsi circa i destini ultimi del mondo conosciuto, partendo dalla sua nascita, e a dare di conseguenza anche un posto ben preciso o un qualche ruolo all'essere umano.

lunedì 12 ottobre 2015

Medioevo in Basilicata: 1. la chiesa rupestre di S. Antuono a Oppido Lucano


La chiesa di S. Antuono (esterno)
Una delle chiese rupestri più belle della Basilicata è senz'altro quella di S. Antuono a Oppido Lucano, piccolo centro del potentino a una decina di chilometri da Acerenza. La chiesetta sorge poco fuori dal centro abitato, lungo una strada sterrata difficilmente raggiungibile in auto; fino a qualche decennio fa era in stato di completo abbandono, e veniva utilizzata come stalla dai pastori locali: è a navata unica, come la stragrande maggioranza delle chiese rupestri, ed è stata realizzata da monaci Antoniani presumibilmente nei primi anni del Trecento, monaci che poi, per alterne vicende, la abbandonarono nel corso del XV secolo.
All'interno della piccola chiesa è presente, su tre pareti, nell'ordine da sinistra a destra, un ciclo di affreschi -19 scene in tutto, ma una è scomparsa- dedicato alla Vita di Gesù, dalla Natività fino alle Pie donne al sepolcro, da datare al Trecento (quasi certamente alla prima metà).

venerdì 2 ottobre 2015

Convegno dantesco a Roma (28 settembre-1 ottobre 2015)



Si è tenuto a Roma, fra Villa Altieri e il Palazzetto degli Anguillara, un nutrito e interessantissimo convegno (in quattro giorni, dal 28 settembre all'1 ottobre) organizzato in vista del Settecentenario della morte di Dante (1321-2021) dal Centro Pio Rajna e dal suo Presidente, Professor Enrico Malato (qui il programma completo).
La prima giornata del convegno ha avuto come tema Dante tra narrazione biografica e storia. Il primo intervento è stato di Luciano Canfora, con una relazione dedicata alle fonti classiche del viaggio dell’Ulisse dantesco oltre le colonne d’Ercole (Inferno XXVI): dotta e bella la discussione circa il significato della profezia di Tiresia (Od. XI) nei confronti di Ulisse, a cui la morte verrà “dal mare” (ex alòs, sostantivo) ovvero “lontano dal mare” (exalòs, aggettivo).

Teresa De Robertis ha invece presentato il Nuovo Codice Diplomatico Dantesco (NCDD) che sta curando, insieme a Stefano Zamponi e a Giuliano Milani, per la Salerno Editrice, e ormai in dirittura di arrivo. Il volume sarà articolato in 4 parti, di cui una principale e tre Appendici per un totale di 670 documenti: 1) 328 documenti relativi agli antenati noti di Dante, a Dante stesso, ai fratelli (Francesco e Tana/Trotta), ai figli di Dante e ai figli dei fratelli, in un arco temporale che va dal 1131 al 1417; 2) Appendice 1: 30 documenti relativi a Pietro di Dante giudice; 20 documenti (dal 1347 al 1358) che seguono le vicende del ramo fiorentino degli Alighieri fino alla sua estinzione diretta; 3) Appendice 2: 284 documenti (1355-1432) relativi ai figli legittimi di Pietro di Dante; 4) Appendice 3: 8 documenti dubbi (1261-1338). Rispetto al Codice del Piattoli, il NCDD riporterà 40 documenti in più: 14 già noti, acquisiti dalla bibliografia, e 16 del tutto nuovi (fra cui un documento su Cacciaguida e 4 relativi direttamente a Dante).

martedì 8 settembre 2015

Medioevo in Basilicata: un tour

Torre di Satriano

La Basilicata, come tante altre regioni del Sud, non è stata particolarmente baciata dalla politica nel corso della storia: malgoverni, malversazioni o semplice ignoranza abbinata a una buona dose di noncuranza hanno fatto sì che, nel corso dei secoli, il suo patrimonio storico di tutto rispetto sia stato trascurato (nel migliore dei casi), se non distrutto o comunque profondamente alterato. A differenza quindi di tanti posti della bella Italia dove la buona amministrazione ha cercato di tutelare e preservare le bellezze storiche e artistiche del territorio, in Basilicata è avvenuto uno scempio con il risultato che oggi resta oggettivamente poco -almeno di integro- delle epoche del passato, soprattutto del Medioevo. Se ciò non bastasse, la cattiva politica, unita alla scarsa presenza di turisti (ma è un cane che si mangia la coda), provoca una cronica mancanza dei servizi essenziali: dalla infinita ristrutturazione di alcuni siti, alla chiusura di altri senza motivo, alla difficile accessibilità di altri ancora se non su appuntamento (ma con chi parlare non si sa...) o in base a orari misteriosi e conosciuti solo dagli iniziati. Ma ciò che miracolosamente resta sono tuttavia piccoli gioielli, nascosti e poco conosciuti (tranne pochissimi casi fortunati).
I capolavori assoluti del Medioevo in Basilicata sono i castelli e le chiese rupestri. Quest'ultime rappresentano senz'altro la punta di diamante del Medioevo lucano: basti pensare che un intero Parco naturalistico, quello della Murgia Materana, conserva al suo interno circa 150 chiese rupestri, chi meglio chi meno conservata, la maggior parte delle quali ancor oggi abbandonate a se stesse e mai viste da alcuno se non da qualche (fortunato) intraprendente. 


Medioevo in Basilicata: un tour

Torre di Satriano

La Basilicata, come tante altre regioni del Sud, non è stata particolarmente baciata dalla politica nel corso della storia: malgoverni, malversazioni o semplice ignoranza abbinata a una buona dose di noncuranza hanno fatto sì che, nel corso dei secoli, il suo patrimonio storico di tutto rispetto sia stato trascurato (nel migliore dei casi), se non distrutto o comunque profondamente alterato. A differenza quindi di tanti posti della bella Italia dove la buona amministrazione ha cercato di tutelare e preservare le bellezze storiche e artistiche del territorio, in Basilicata è avvenuto uno scempio con il risultato che oggi resta oggettivamente poco -almeno di integro- delle epoche del passato, soprattutto del Medioevo. Se ciò non bastasse, la cattiva politica, unita alla scarsa presenza di turisti (ma è un cane che si mangia la coda), provoca una cronica mancanza dei servizi essenziali: dalla infinita ristrutturazione di alcuni siti, alla chiusura di altri senza motivo, alla difficile accessibilità di altri ancora se non su appuntamento (ma con chi parlare non si sa...) o in base a orari misteriosi e conosciuti solo dagli iniziati. Ma ciò che miracolosamente resta sono tuttavia piccoli gioielli, nascosti e poco conosciuti (tranne pochissimi casi fortunati).
I capolavori assoluti del Medioevo in Basilicata sono i castelli e le chiese rupestri. Quest'ultime rappresentano senz'altro la punta di diamante del Medioevo lucano: basti pensare che un intero Parco naturalistico, quello della Murgia Materana, conserva al suo interno circa 150 chiese rupestri, chi meglio chi meno conservata, la maggior parte delle quali ancor oggi abbandonate a se stesse e mai viste da alcuno se non da qualche (fortunato) intraprendente. 


sabato 29 agosto 2015

I manoscritti frammentari della "Commedia", Convegno: Dante fra il 750° anniversario della nascita (2015) e il 700° anniversario della morte (2021), Roma, Villa Altieri-Palazzetto dell'Anguillara, 28 settembre-1 ottobre 2015



Nel convegno, organizzato dal prof. Enrico Malato, dal Centro Pio Rajna e dalla Salerno Editrice, si comunicheranno, nel contesto riservato alle Comunicazioni, i risultati ottenuti dalla collazione integrale di oltre 200 manoscritti frammentari della Commedia dantesca, a breve oggetto di una monografia di imminente pubblicazione (al massimo nel corso del 2017). Si conferma, dall'analisi degli errori dei codici, la preponderanza nella tradizione manoscritta dei gruppi di più ampia diffusione già noti agli studiosi: in particolare Gruppo del Cento e cosiddetta "Officina vaticana", nell'ordine circa dei 2/3 del testimoniale analizzato; decisamente minoritari sono invece i settori legati alla tradizione emiliano-romagnola (β di Petrocchi, ossia Urb e affini; nella nuova proposta - da parte di chi scrive - battezzata con la sigla σ), e tradizione genericamente settentrionale o lombardo-veneta (Mad Rb e affini, nella nuova formulazione: ε).  

lunedì 24 agosto 2015

La "Bibbia di Ripacandida": il Santuario di San Donato


Il Santuario di San Donato a Ripacandida (Potenza) è un piccolo (e misconosciuto) gioiello dell’arte pittorica lucana, i cui affreschi –articolati in Antico e Nuovo Testamento- sono definiti la “Bibbia di Ripacandida”: sebbene la loro datazione dovrebbe oscillare fra la fine del ‘400 e gli inizi del secolo successivo, per i temi degli stessi, oltre che per lo stile, rientrano senz’altro –come si vedrà- in un gusto tipicamente tardomedievale.
Della chiesa in sé è presto detto: prime notizie risalenti al 1152 (bolla di papa Eugenio III al vescovo della diocesi di Rapolla Ruggero); al 1325 è il passaggio della chiesa alle dirette dipendenze del papa, segno dell’importanza che ha assunto nel frattempo il santuario; mentre ai primi anni del ‘600 (precisamente al 1605) risalirebbe l’arrivo dei Minori Osservanti a Ripacandida e la costruzione del convento annesso al santuario. Da questo momento la storia del santuario si intreccia inestricabilmente con quella del movimento francescano: i frati vi restano fino al XIX secolo, quando, a seguito delle Soppressioni post-unitarie, vengono scacciati; ma dal 1894 il convento e annesso santuario è affidato alle Suore francescane di Gesù Bambino che tuttora lo custodiscono. La presenza dei frati (e poi delle suore) francescani, e soprattutto l’esistenza fra gli affreschi della chiesa di un capolavoro quale San Francesco che riceve le Stimmate ha portato nel 2004 al gemellaggio del santuario con la Basilica di San Francesco di Assisi, da cui ha ricevuto in dono, fra l’altro, una reliquia del corpo del poverello. Recente è la realizzazione di un "Giardino di San Francesco" con tassi, sequoie, e soprattutto un tiglio e un pino di Aleppo, vecchio di oltre tre secoli. Tutto ciò ha fatto sì che Ripacandida meritasse l’appellativo di “Piccola Assisi lucana”.
La facciata della chiesa è semplice e disadorna, con un campanile a due livelli, navata unica, tre campate con volte a crociera rialzata (unico esempio nella regione), capitelli elementari privi di orpelli, un abside settecentesco di dimensioni ridotte rispetto alle campate (probabilmente già ex presbiterio), sei altari laterali del ‘600 (di cui solo due sopravvivono); infine un bel coro seicentesco fatto dai frati, e un organo ligneo del 1735.

venerdì 21 agosto 2015

Basilicata coast to coast: appunti di viaggio

Montalbano Jonico (Matera), Il paesaggio dei calanchi

Fare un tour in Basilicata è impresa per spiriti forti. Paesaggi bellissimi, natura incontaminata, cartoline mozzafiato, mete turistiche poco inflazionate.... Ma... C'è sempre un ma. Del resto non si può pretendere tutto. 
Se si vuole godere di un contatto stretto con la natura non ancora alterata pesantemente dall'uomo, significa porsi, in un certo senso, "al di fuori della civiltà". Lo dice chi ci è nato e vissuto per molti anni, non un turista, ma che di recente -da turista appunto- ha deciso di fare un giro della Basilicata, per boschi, e colline e mari, per paeselli e per città (si fa per dire: il capoluogo, Potenza, ha solo 65.000 abitanti), attraverso le due province di Matera e Potenza, dallo Jonio al Tirreno, un "Basilicata coast to coast", appunto. E che ha trovato sì una natura a tratti selvaggia e incontaminata, ma proprio per questo lontana mille miglia dalla civiltà umana e dalle sue comodità, il che, soprrattutto per gli spiriti poco pratici, come è il sottoscritto, non è esattamente una passeggiata.

giovedì 28 maggio 2015

Appunti per una nuova edizione critica della Commedia (Rivista di Studi Danteschi 13, 2013, 2, pp. 267-333)


Dopo una lunga serie di studi preparatori, presento con questo saggio la mia proposta per una nuova edizione critica della Commedia. I pilastri su cui si fonda tale proposta sono: 1) accantonamento dell'idea dell'esistenza di un archetipo per la Commedia, che resta non dimostrabile né storicamente probabile; 2) la diffusione della Commedia per cantiche separate se non per blocchi di canti, deve indurre il critico a tracciare prudenzialmente tre stemmi, uno per cantica; 3) la tradizione della Commedia va articolata in tre subarchetipi, al posto dei due finora riconosciuti (α e β, rispettivamente tradizione toscana e settentrionale): tradizione toscana (α), tradizione emiliano-romagnola (Urb e affini: ε), tradizione lombardo-veneta (Mad Rb e affini: σ); 4) selezionare come testimoni-base della futura edizione critica della Commedia un numero congruo di testimoni, rappresentativi di tutti e tre i subarchetipi riconosciuti; 5) per l'adozione della lezione genuina varrà il criterio della maggioranza (due subarchetipi contro uno).

domenica 3 maggio 2015

Boccaccio editore e commentatore di Dante, in Dentro l'officina di Giovanni Boccaccio. Studi sugli autografi in volgare e su Boccaccio dantista, a c. di S. Bertelli e D. Cappi, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana 2014, pp. 163-85


Dopo aver analizzato la figura di Giovanni Boccaccio editore di Dante, si esamina la figura di Boccaccio commentatore di Dante, strettamente intrecciata alla prima. In particolare si fornisce una lista - suddivisa per tipologie (1. Correzioni involontarie, ossia ripetizioni o lapsus calami; 2. Correzioni volontarie, suddivise a loro volta in correzioni di natura metrica, interventi sulla sintassi dantesca, chiose arbitrarie di diverso genere) - delle letture e degli interventi del certaldese sul testo di Dante, dando di essi una spiegazione o una possibile interpretazione esegetica in base al contesto poetico-narrativo dei singoli passi della Commedia.

mercoledì 8 aprile 2015

Marc Chagall, "Love and Life" (Roma, 16 marzo - 26 luglio)


L’allestimento di una mostra non è impresa facile. Lo dimostrano a iosa le frequenti polemiche che, anche recentemente, hanno accompagnato mostre curate da firme prestigiose. Il dato di fondo da cui partire, che non è mai scontato, è che ogni allestimento deve avere alle spalle una ratio, ossia un filo conduttore che consenta al pubblico, soprattutto a quello meno esperto, di muoversi a proprio agio in una prospettiva ben chiara evitando così il disorientamento. Tolto il caso della retrospettiva, ovvero dell’omaggio all’opera complessiva di un artista, eventualmente esponendo il materiale secondo un ordine cronologico, gli altri casi possibili sono la raccolta tematica, particolarmente consigliabile se il percorso è trasversale a più artisti; oppure, nell’ipotesi che ci si muova invece nell’ottica monografica, la raccolta secondo le fasi dello sviluppo artistico o per tipologia di supporto (dipinti a olio, xilografie, gouaches, ecc.). In tutti i casi, la mostra, comunque organizzata e con qualsiasi taglio proposto, deve porsi un unico scopo: mostrare la grandezza dell'artista, scegliendo quindi le opere più significative o esemplificative del suo percorso artistico.
Nessuno di questi casi appare realizzato nella mostra “Marc Chagall, Love and Life”, a Roma al Chiostro del Bramante dal 16 marzo al 26 luglio per le cure di Ronit Sorek. E lo spettatore ne rimane inevitabilmente disorientato. Oltre che deluso. Il titolo della mostra è volutamente ammiccante, ma generico e ambiguo. 

martedì 20 gennaio 2015

L'influenza del Boccaccio nella tradizione recenziore della "Commedia". Postilla critica, in Boccaccio editore e interprete di Dante, Atti del Convegno internazionale, Roma, 28-30 ottobre 2013, Roma, Salerno Editrice 2014, pp. 222-54


Ultimo saggio dedicato alla figura di Giovanni Boccaccio editore di Dante: si dà una breve dimostrazione, allargata questa volta al di fuori del cerchio ridotto dei loci Barbi, dell'assenza di qualsivoglia influenza delle edizioni del Boccaccio su ampi settori della tradizione manoscritta, quelli indipendenti o comunque autonomi dal filone "officina vaticana-tradizione Boccaccio", dal Gruppo del Cento alla tradizione settentrionale (di Urb e affini). Ancora una volta si falsifica pertanto il postulato base dell'edizione Petrocchi secondo l'antica vulgata.