mercoledì 5 febbraio 2014

Caravaggio, Vocazione di san Matteo (1599-1600)


Capolavoro assoluto del grande pittore lombardo, la Vocazione di san Matteo si trova nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, ed è ispirata dall'omonimo passo del Vangelo di Matteo (Mt 9, 9-13), relativo appunto alla chiamata dell'apostolo da parte di Gesù. Il quadro è una chiara allegoria della Grazia che irrompe nella vita di ognuno e inchioda l'uomo alla scelta decisiva per la sua vita: accettare e abbandonarsi di conseguenza al piano divino, oppure rifiutare distogliendo lo sguardo e rivolgendolo unicamente -e univocamente- su se stessi, in una chiusa e ristretta dimensione autoreferenziale. L'opera si gioca tutta sul contrasto "luce/tenebre": dal fondo nero e totalmente immerso nell'ombra, in cui a fatica emergono le figure in primo piano i cui vestiti, dai colori ugualmente cupi si confondono con lo sfondo (si noti per esempio il ragazzo a sinistra del quale non si riesce a distinguere la parte inferiore, tranne una piccola parte della gamba), ecco che fa da contraltare il raggio di luce che prepotentemente si sprigiona da destra verso sinistra, quasi seguendo la linea tracciata dal dito di Gesù puntato violentemente sull'apostolo, il quale a sua volta -come sorpreso e sconvolto da quella chiamata- sembra quasi voler dire, con il gesto del suo dito puntato al petto: "stai chiamando proprio me? sono proprio io colui che cerchi"? Il gesto di Gesù è ulteriormente potenziato dal similare gesto di Pietro che indica col dito l'apostolo, come dicesse: "Eccolo là, maestro: è proprio lui!"