domenica 29 settembre 2013

Boccaccio editore della "Commedia", Convegno: Boccaccio editore e interprete di Dante, Roma, Villa Altieri-Palazzetto dell'Anguillara, 28-30 ottobre 2013


All'interno del convegno, organizzato dal prof. Enrico Malato, dal Centro Pio Rajna e dalla Salerno Editrice, dedicato alla figura di "Boccaccio editore e interprete di Dante" (Roma, Villa Altieri-Palazzetto dell'Anguillara, 28-30 ottobre 2013) - nel pdf di sopra il programma dettagliato del convegno -, il sottoscritto presenterà l'ultimo dei suoi studi consacrato al certaldese editore della Commedia. La mia tesi, già approfondita in studi pubblicati, è che l'influenza di Giovanni Boccaccio nella tradizione manoscritta della Commedia, a differenza di quanto sostenuto da Giorgio Petrocchi nella formulazione del suo canone editoriale secondo l'antica vulgata, è minima e decisamente marginale; in ogni caso tale da non giustificare in nessun modo l'esistenza di uno "sbarramento cronologico" fra un prima e un dopo Boccaccio. 
In uno studio di imminente pubblicazione - precisamente nel volume degli Atti del convegno in questione - si forniranno ulteriori prove, che nel convegno si presentano brevemente, circa l'assenza di errori o lezioni imputabili all'edizione dantesca del certaldese in ampi settori della tradizione della Commedia, e in particolare nei settori di più ampia diffusione come il Gruppo del Cento, o anche in settori periferici quali la tradizione settentrionale (β di Petrocchi, ossia Urb e affini). Tutto ciò conferma, come si diceva, l'inesistenza dello sbarramento cronologico del Boccaccio, e smentisce pertanto la giustificazione testuale a base dell'edizione di Giorgio Petrocchi. Una nuova edizione del poema dantesco pertanto, non solo è possibile, ma è necessaria, su basi testuali e su premesse diverse e alternative a quelle enunciate da Petrocchi.

domenica 8 settembre 2013

Le esilaranti avventure del maresciallo dei carabinieri Vito Caprarella di Melfi (racconti)


E' uscito in libreria il mio primo libro di narrativa dal titolo "Le esilaranti avventure del maresciallo dei carabinieri Vito Caprarella di Melfi", Roma, Arduino Sacco Editore 2013. Si tratta di un'opera volutamente parodistica del genere giallo tradizionale, compreso quello cinematografico (per intenderci, dal Commissario Montalbano in giù): per realizzarlo mi sono ispirato alla vita reale e concreta di un piccolo paesino della Basilicata, Melfi appunto, che mi ha visto nascere e dove ho vissuto la mia infanzia. In effetti nel libro c'è poco spazio per la fantasia: al di là della deformazione parodistica e caricaturale, tutte le storie, tolto ovviamente qualche particolare, sono storie vere; e tutti i personaggi, mutato nomine, sono reali (parenti, amici, conoscenti, o amici di amici di amici: il paese è piccolo, e si sa, tutti conoscono tutti...). La star del libro è il maresciallo dei carabinieri Vito Caprarella "mangione, imbriacone e panzone" -come recita la seconda di copertina-, che si trova ad affrontare delitti da quattro soldi o crimini banali, e che nonostante questo non riesce a risolverli se non con una buona dose di "fortuna" (in realtà nel libro etichettata come "culo"). Intorno al maresciallo si muove una galleria di personaggi, che come in tutti i piccoli paesi, costituiscono non solo lo sfondo, ma l'impalcatura essenziale delle avventure del protagonista: dal fedele compagno l'appuntato Donato Romaniello, alla moglie del maresciallo, còmma Filomena; e ancora il cognato Felice ubriaco fin dalle prime luci dell'alba, alle commari del quartiere cui non sfugge niente deglla vita degli altri, al prete e all'avvocato... Insomma un quadro di paese comico ma realistico al contempo, da cui emerge un mondo ormai fuori dalla storia: quello contadino della Basilicata, terra ignota ai più e fuori dai grandi giri anche del Mezzogiorno d'Italia.
Un'operazione "nostalgica" la mia: quella del recupero delle proprie radici e di scavo archeologico di un mondo perduto o in via d'estinzione, minacciato dall'avanzare della contemporaneità.
Questa la presentazione del libro così com'è riportata nella quarta di copertina del volume stesso:
"In un piccolo paesino della Basilicata il maresciallo dei carabinieri Vito Caprarella, buona forchetta e soprattutto gran bevitore di vino, e il suo fedele compagno di avventure l'appuntato Donato Romaniello, sono alle prese con delitti da quattro soldi, furti di galline o misteri apparenti che si risolvono in un fiasco. Intorno al maresciallo e al suo scudiero si muove una galleria di personaggi: còmma Filomena, moglie di Caprarella, con il suo circolo di terribili commari; l'avvinazzato Felice, cognato del maresciallo; e ancora il trafficone avvocato Bochicchio, detto Gratta e Vinci, in combutta con il procuratore Tartaglia; don Pasquale, vicino del maresciallo, padre Carlo, equivoco prete di campagna; e tanti altri... Vera protagonista dell'opera è in definitiva la Basilicata, di cui si denunciano la devastante arretratezza sociale, l'innata superstizione e la dilagante corruzione politica. Una "Gomorra" dal punto di vista comico".


Angelo Eugenio Mecca,
Le esilaranti avventure del maresciallo dei carabinieri Vito Caprarella di Melfi,
Roma, Arduino Sacco Editore 2013, pp. 268, euro 19.90