mercoledì 3 aprile 2013

L'amico del Boccaccio e l'allestimento testuale dell'officina vaticana (Nuova Rivista di Letteratura Italiana 15, 2012, 1-2, pp. 57-76)


L'edizione della Commedia dovuta a Giovanni Boccaccio (tre i manoscritti della Commedia autografi del certaldese giunti a noi), dipende indubitabilmente dalla tradizione della cosiddetta officina vaticana, ossia dal codice Vat. lat. 3199 (e dai suoi derivati). Ma come nasce questa tradizione, così importante per la Commedia, soprattutto in seno alla tradizione a stampa, almeno dalla fine del Quattrocento all'edizione del Vandelli del 1921? Da un punto di vista filologico essa pare un ibrido fra tradizione toscana occidentale (b secondo Petrocchi, ossia Ash Ham) per l'Inferno; e tradizione parm/Cento per Purgatorio e Paradiso. L'anonimo copista, cui si devono - oltre a Cha e Vat, a testo in Petrocchi - anche altre cinque Commedie, parrebbe non originario di Firenze, ma stabilitosi nel capoluogo toscano intorno alla metà del Trecento (precisamente dal 1340 circa al 1360/70), e qui entrato in contatto con Boccaccio, del quale divenne una sorta di "copista di fiducia", cui rivolgersi per procurarsi gli antigrafi della sua personale edizione. Da qui il nome di "amico del Boccaccio", proposta da chi scrive, nell'attesa di individuare o meglio precisare i contorni biografici di questo importante copista di Dante.