giovedì 25 ottobre 2012

Rocco Scotellaro, Margherite e rosolacci


Rocco Scotellaro (1923-1953) è il poeta-contadino per definizione: nella sua poesia (E' fatto giorno, 1954; Margherite e rosolacci, 1978) egli proclama a gran voce la adesione di carne e di sangue al mondo dei contadini lucani, sfruttati ed emarginati dalla storia e dalla civiltà. In lui si amalgamano perfettamente le due figure dell'intellettuale e del contadino legato alla sua terra, ai suoi genitori (il padre ciabattino, la madre una modesta casalinga) e ai suoi avi, nati e vissuti sempre in Lucania. In Margherite e rosolacci, in particolare, emergono poi come temi preponderanti l'emigrazione meridionale (attraverso l'immagine frequente della stazione), con tutta la malinconia che avvolge il cuore dell'esule dalla sua terra; l'annullamento dell'io del poeta che quasi si fonde nel noi della comunità contadina che rappresenta, celebrata nella sua rete di rapporti solidali, tanto nei momenti di gioia (la bevuta cameratesca del vino intorno al caminetto, i pranzi in famiglia durante le feste, il gioco della morra), quanto nei momenti di dolore (l'agonia di un contadino colpito dalla malaria, il ricordo del padre morto). Un poeta insomma che, nonostante la carica rivoluzionaria dei suoi versi e del suo impegno politico, resta profondamente radicato alla sua terra, alle sue tradizioni e ai suoi avi.
Per scaricare la recensione insieme a un'antologia commentata di Margherite e rosolacci

domenica 14 ottobre 2012

Poesie di Kostantinos Kavafis


Kostantinos Kavafis (1863-1933) è un poeta alessandrino, prima nel senso di "nato ad Alessandria d'Egitto" poi, ma soprattutto, per il carattere decisamente estetizzante (per non dire narcisistico) che caratterizza la sua vita e la sua produzione letteraria, come tanta poesia del periodo alessandrino. Personaggio un po' attore, un po' dandy, come tanti dell'Estetismo fine Ottocento (da Wilde a d'Annunzio); la sua poesia ha come temi ricorrenti il sensualismo, il culto della Bellezza e dell'amore (omosessuale), cantati con accenti elegiaci e nostalgici di chi sa che tutto è fatalmente destinato a passare. Tuttavia la grande poesia  di Kavafis è una parte decisamente minoritaria della sua produzione poetica, ed è quella in cui egli rilegge la storia e la classicità greca con gli occhi della modernità: il mito greco, interpretato filosoficamente, diventa così un simbolo universale della condizione esistenziale dell'uomo di fronte al destino, al dolore e alla morte, condizione all'insegna del conflitto e che si risolve, inevitabilmente, in uno smacco per l'uomo. Così in Itaca l'isola diventa il simbolo del viaggio in sé e dell'ansia di conoscenza e di esperienze dell'uomo; Ettore di fronte a Achille in Troiani è l'emblema dell'uomo destinato a soccombere di fronte a un Destino più forte e più grande di lui; fino al tributo di onore e di rispetto per chi si sacrifica volontariamente, come lo spartano Leonida e i suoi soldati in Termopili. La storia greca pertanto, rivisita e attualizzata, assurge a paradigma universale della condizione umana, toccando vette di grande poesia.
Per scaricare la recensione insieme a un'antologia commentata delle poesie di Kavafis,