mercoledì 25 luglio 2012

La svolta trascendentale di Husserl e il Circolo di Gottinga

Edmund Husserl (1859-1938)
La fenomenologia di Edmund Husserl nasce con le Ricerche logiche (1900-1901) che fanno ottenere all'autore la nomina a professore straordinario dell'Università di Gottinga e stimolano la nascita intorno al maestro, a partire dal 1907, di un cenacolo di intellettuali (fra i quali Edith Stein, poi canonizzata dalla Chiesa Cattolica) passato poi alla storia come "circolo di Gottinga". Il rapporto fra il maestro e il circolo non è però fra i più facili e procede fra alti e bassi, fino alla rottura -filosoficamente parlando, e comunque mai ufficializzata- a seguito della pubblicazione delle Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica (1913), che inaugurano la seconda fase del pensiero husserliano, la cosiddetta "svolta trascendentale". Agli occhi dei componenti del Circolo di Gottinga la "svolta trascendentale" apparve subito come una svolta in senso idealistico, contro le premesse di fondo delle Ricerche logiche che predicavano un "ritorno alle cose stesse". L'elemento di rottura delle Idee rispetto alle Ricerche logiche è l'introduzione da parte di Husserl del concetto di "riduzione fenomenologica" o epoché, che consiste letteralmente in una "messa tra parentesi" del giudizio sull'esistenza oggettiva del mondo esterno. Il dato di coscienza (percepito dal soggetto) è cioè trattato come un fenomeno, senza purtuttavia avere la pretesa di inferire da tale percezione l'oggettualità dello stesso. Il filosofo, pertanto, non avendo alcuna certezza dell'esistenza del mondo esterno, sospende il giudizio in merito, trattando come se non esistesse, come se non fosse cioè un problema rilevante, e può così cercare di cogliere l'essenza del fenomeno tramite una forma di intuizione (detta intuizione eidetica).

lunedì 23 luglio 2012

Realismo e Idealismo nella Critica della ragion pura di Kant

L'opposizione classica nella storia della filosofia non è quella -posteriore e molto meno rilevante- fra Idealismo e Materialismo, bensì quella fra Idealismo e Realismo. La definizione più appropriata di tale opposizione la si trova in Kant (Critica della ragion pura, parte II, libro II, cap. II, sez. III: Confutazione dell'idealismo). Secondo Kant, che confuta l'ipotesi idealistica professandosi realista in opposizione tanto all'idealismo "dogmatico" di Berkeley, quanto a quello "problematico" di Cartesio, Berkeley -che è un empirista- e Cartesio -che è un razionalista- possono essere accomunati sotto l'etichetta di "Idealismo" in base alla loro visione gnoseologica, e in particolare al rapporto che essi istituiscono fra soggetto e oggetto. Ogni forma di idealismo, secondo Kant, predilige il soggetto sull'oggetto, nel senso che per un idealista l'oggetto non è dotato di esistenza autonoma dal soggetto, ossia la realtà esterna dipende dal pensiero del soggetto. Al contrario per realismo devono intendersi tutte quelle posizioni che riconoscono una realtà oggettiva al dato esterno, indipendentemente dal soggetto; sostengono insomma l'irriducibilità dell'essere al pensiero. In soldoni per il realista esiste una realtà esterna dotata di un valore oggettivo; mentre per l'idealista la realtà in sé non è dotata di valore intrinseco, e la sua esistenza è dichiarata "o semplicemente dubbia e indimostrabile [Cartesio], o falsa e impossibile [Berkeley]" (per usare le parole testuali di Kant).

sabato 21 luglio 2012

Aristofane contro Socrate, ovvero: le origini del nichilismo

Il secolo XX, da un punto di vista filosofico, lascia una pesante eredità: il nichilismo. Il tema del nichilismo, che filosoficamente prende le mosse dalla filosofia di Nietzsche (nonostante diversi precedenti) attraversa il Novecento come un filo rosso, e da problema filosofico confinato sulla carta, è in realtà debordato alla società civile e politica, tanto da permeare di sé la vita di ciascun individuo e della società contemporanea nella sua globalità, in maniera quasi del tutto automatica e scontata al punto che più nessuno ci fa caso, essendo un presupposto (o meglio, il presupposto) della mentalità di oggi. 
Il nucleo centrale di ogni nichilismo è l'affermazione filosofica (ossia ontologica) del nulla; non esistono certezze di sorta nella realtà: Dio, l'Io stesso, il mondo, la realtà possono benissimo non essere o essere in un modo completamente diverso da quello che noi pensiamo; in pratica si assiste allo scollamento completo fra Soggetto e Oggetto, fra Io e Realtà. La ricaduta più evidente -e che più si tocca con mano- è la negazione della Verità con la maiuscola: non esistono verità, o -che è lo stesso- esistono tante verità quanto sono gli individui, tot capita tot sententiae. L'origine filosofica di un tale atteggiamento è, nella forma iniziale, lo scetticismo; nella sua forma finale è l'estremismo dei sofisti, per i quali la Verità unica non esiste, e addirittura si può imparare l'arte dell'oratoria nella convinzione che la persuasione sia il criterio di demarcazione fra il vero e il falso; con l'abilità dialettica, in pratica, persuado chi mi ascolta della verità (o veridicità) di quanto asserisco; insomma l'arte dell'avvocato nel tribunale del mondo.

venerdì 20 luglio 2012

Raduno degli intellettuali di destra al monastero di Valle dell'Acqua (AP)


Domenica 14 luglio nella suggestiva cornice dell'antico monastero camaldolense di Valle dell'Acqua (Ascoli Piceno), Marcello Veneziani ha chiamato all'appello gli intellettuali che si riconoscono nell'area politica della destra, per discutere circa le prospettive immediate di un progetto politico da presentare nelle prossime elezioni politiche della primavera 2013 (si spera). Il convegno in questione rientra nell'ambito del cosiddetto Progetto Itaca sviluppato da Renato Besana e da Veneziani (dalle pagine de Il Secolo d'Italia del 5 giugno) per creare un soggetto "del dopo Berlusconi e del dopo Fini". Tolti i pochi fortunati che hanno potuto partecipare al convegno -volutamente organizzato in sordina e in un luogo lontano dai riflettori-, è stato fatto il punto sullo stato dei lavori da qualche articolo sulla carta stampata, da qualche resoconto sul web, e soprattutto dallo stesso Veneziani, prima con un articolo di sua penna apparso su Il Giornale di sabato 14 luglio (dal titolo assai significativo di Quattro gatti vagabondi da Ascoli alla destra); e poi con un'intervista ufficiale rilasciata martedì 17 luglio al giornalista di Libero Francesco Borgonovo. Fra i partecipanti al convegno spiccavano Renato Besana, Fabio Torriero, Pietrangelo Buttafuoco e il regista Pasquale Squitieri, che dall'alto dei suoi quasi 75 anni ha però preferito abbandonare in polemica i lavori quando qualcuno gli ha fatto umilmente notare che per dare un segnale di rinnovamento da parte della politica bisognerebbe presentare facce nuove e di giovani rampanti. In verità l'unico grande assente, in polemica, è stato Franco Cardini, dal quale non mancano critiche al progetto in nome di una disillusione fra il nostalgico e l'elegiaco resa nota in manifesto pubblico d'addio.

lunedì 16 luglio 2012

"Hoka Hey! E' un bel giorno per morire!"


Canti del popolo Pellerossa


Solo negli ultimissimi anni, con libri, inchieste documentarie, film e canzoni (in Italia da De Andrè a Davide Van de Sfroos) si è finalmente gettata piena luce sul genocidio etnico e culturale del popolo dei Pellerossa, soprattutto nel corso del XIX secolo, ribaltando così la vulgata dell'uomo bianco "buono" e dell'indiano "cattivo" di tanta letteratura e cinematografia western. Popolo privo dell'uso della scrittura, e quindi di una vera e propria letteratura, il popolo Pellerossa creò comunque una lunga serie di canti accompagnati da strumenti tradizionali che ne rivelano pienamente la mentalità e il pensiero. I temi principali di questa produzione sono: la religione della Natura (i Pellerossa erano animisti), ossia il grandissimo rispetto dell'ambiente e della Madre Terra; l'attaccamento viscerale alla propria terra di origine (oggi si direbbe alla Patria); il sentimento della propria fierezza unito al culto spasmodico della propria libertà che li portò sempre a rifiutare la ghettizzazione nelle riserve (da loro definite "recinti", come quelli degli animali); e ancora la caducità dell'uomo nei confronti dell'eternità del mondo e del "Grande Spirito"; e infine il culto della Tradizione, nel senso di adesione ai valori degli antichi, all'autorità e in genere al modo di vita degli antenati. Insomma esattamente il contrario della mentalità "progressista" dell'uomo contemporaneo, basata sul dominio dell'uomo sulla Natura, mentalità consumistica, materialistica e profondamente nichilista.
Leggendo questi testi, alla fine, si impara l'arte -ché di arte si tratta- di vivere la vita e di affrontare il giorno della morte con serenità e senza paura, esattamente secondo l'incitamento di Cavallo Pazzo (Crazy Horse) ai suoi uomini: "Hoka Hey! E' un bel giorno per morire!"

Per scaricare la recensione insieme a un'antologia commentata di Canti del popolo Pellerossa
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venerdì 6 luglio 2012

Margherita Hack: "Il bosone di Higgs è Dio!"


Il CERN di Ginevra (Consiglio europeo per la ricerca nucleare) ha ufficialmente annunciato mercoledì 4 luglio, in una conferenza stampa gremitissima, la scoperta del bosone di Higgs, meglio conosciuto -soprattutto fra i giornalisti e i  non addetti ai lavori- come la "particella di Dio". Si tratta dell'ultima particella elementare mancante all'appello e la più fondamentale, in quanto sarebbe proprio il bosone a fornire la massa alle particelle, che sprovviste risulterebbero appunto prive di massa. La scoperta corona gli studi del fisico Peter Higgs che ne aveva previsto l'esistenza (da qui il suo nome dato alla particella) fin dal 1964; e la sua effettiva scoperta ridà fiato al cosiddetto modello standard dell'universo che prevede appunto l'esistenza di una particella che fornisca la massa, e che come una "colla" tenga insieme le particelle costituenti l'universo, il quale, privo di questo "mattoncino", sarebbe come una "zuppa" i cui elementi non amalgamati imploderebbero in una poltiglia informe (ma altre minacce vengono mosse rispettivamente dalla mancata integrazione della forza gravitazionale con le altre tre forze -elettromagnetica, interazione forte e debole-, e dall'energia oscura, quest'ultima non prevista dal modello standard).
Nel tripudio generale non poteva mancare la nota stonata: una caduta di stile da parte della celebre astrofisica Margherita Hack, che pensava forse di fare una battuta simpatica, ma che in realtà ha dimostrato per l'ennesima volta la spocchia e il carattere tronfio di certi rappresentanti della scienza.

S. Agostino, Ricerca di Dio oltre la materia

da Confessioni (libro X, cap. 6, par. 9)

Che è ciò? Interrogai sul mio Dio la mole dell’universo, e mi rispose: "Non sono io, ma è lui che mi fece". Interrogai la terra, e mi rispose: "Non sono io"; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi e i rettili con anime vive; e mi risposero: "Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi". Interrogai i soffi dell’aria, e tutto il mondo aereo con i suoi abitanti mi rispose: "Erra Anassimene, io non sono Dio". Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: "Neppure noi siamo il Dio che cerchi", rispondono. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: "Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui": ed essi esclamarono a gran voce: "È lui che ci fece". Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro risposte, la loro bellezza. Allora mi rivolsi a me stesso. Mi chiesi. "Tu, chi sei?"; e risposi: "Un uomo". Dunque, eccomi fornito di un corpo e di un’anima, l’uno esteriore, l’altra interiore. A quali dei due chiedere del mio Dio, già cercato col corpo dalla terra fino al cielo, fino a dove potei inviare messaggeri, i raggi dei miei occhi? Più prezioso l’elemento interiore. A lui tutti i messaggeri del corpo riferivano, come a chi governi e giudichi, le risposte del cielo e della terra e di tutte le cose là esistenti, concordi nel dire: "Non siamo noi Dio", e: "È lui che ci fece". L’uomo interiore apprese queste cose con l’ausilio dell’esteriore; io, l’interiore, le ho apprese, io, io, lo spirito, per mezzo dei sensi del mio corpo.