mercoledì 8 marzo 2017

Recensione a S. Bertelli, La tradizione della Commedia. Vol. II, Firenze, Olschki 2016 (Rivista di Studi Danteschi, 16, 2016, 1, pp. 194-6)


Recensione all'ultimo volume di Sandro Bertelli, La tradizione della Commedia: dai manoscritti al testo. II. I codici trecenteschi (oltre l'antica vulgata) conservati a Firenze, Firenze, Olschki 2016; contenente una carrellata sui grandi pregi dell'opera - soprattutto, per chi scrive, da un punto di vista filologico - insieme a una serie di notazioni sulla tradizione manoscritta della Commedia.

martedì 7 marzo 2017

Una (noiosissima) polemica fra filologi: Trovato vs. Mecca


Paolo Trovato, che da qualche anno si occupa attivamente della Commedia dantesca, e in particolare della sua tradizione manoscritta in vista di una nuova edizione del poema, non ha decisamente gradito alcuni miei Appunti, sulla medesima questione, in cui chi scrive avanzava una proposta alternativa, e contestava - nel merito - alcune discutibili prese di posizione dello studioso (in particolare relative al presunto - molto presunto - archetipo della Commedia, e alla scelta dei codici-base per l'edizione, frutto di una drastica eliminatio e di un sostanziale accantonamento della strabocchevole massa dei manoscritti toscani, in pro di un numero risibile di codici, tutti peraltro di area settentrionale e stretti parenti del celebre Urb).
Come è la logica degli studi, chi propone nuove teorie avanza critiche e riserve nei confronti delle teorie avverse, cercando - legittimamente - di mettere in evidenza i punti deboli o problematici delle idee altrui: questa era l'intenzione dell'estensore degli Appunti, non certo quella di creare una diatriba personale.
Ma Paolo Trovato, con una acredine ingiustificata e del tutto fuori luogo, ha pensato bene di buttarla proprio sul personale, facendo del sarcasmo e dell'ironia gratuita e fine a se stessa, ma guardandosi bene dal replicare nel merito alle obiezioni puntuali e ai rilievi mossi alle sue proposte testuali. 
Decisamente una caduta di stile. 
Soprattutto da parte di chi si professa - o aspirerebbe ad essere - un maestro delle nuove generazioni, sia pure nel piccolissimo e ristretto campo delle lettere e degli studi filologici.
Non solo ho dovuto - a malincuore - replicare a mia volta, con il rischio, questa volta concreto, che il tutto degeneri in una modestissima e squallida querelle personale, degna più dell'osteria che dell'aula accademica; ma, a riprova dell'insensatezza dell'attacco di Trovato, alla mia si è aggiunta una nota del professor Enrico Malato, che - pur non condividendo, come è giusto e normale che sia, molte delle mie idee in merito alla tradizione della Commedia -, si è giustamente risentito per il tono denigratorio di Trovato che ha coinvolto malignamente anche la Rivista di Studi Danteschi, di cui Malato è Direttore responsabile, insieme ad altri studiosi molto noti.
Una brutta pagina. Ma soprattutto, ripeto, una caduta di stile da parte di un uomo che evidentemente si ritiene l'unico depositario della Verità, e che attacca a testa bassa chiunque osi pensarla diversamente da Lui, quale reo di lesa maestà.
Sopra l'ultimo numero della Rivista di Studi Danteschi (XVI, vol. 1, 2017), con la mia replica e la nota di Enrico Malato.

lunedì 6 marzo 2017

Liberalizzare la riproduzione digitale con mezzi propri del patrimonio librario


Chiunque frequenti una biblioteca sa quanto è difficile riprodurre (fotocopiare/fotografare) il materiale librario, di qualsiasi tipo. Le biblioteche vietano esplicitamente la riproduzione digitale con mezzi propri (smartphone e quant'altro), e in generale scoraggiano in ogni modo qualsiasi forma di riproduzione, applicando furbescamente tariffe altissime e fuori dal mercato: la Biblioteca Nazionale di Firenze, ad esempio, fa pagare 39 centesimi a foglio (e nei fatti pochissimi usufruiscono del servizio), ma altrove si arriva fino a 50 centesimi a copia; e i costi si innalzano spaventosamente se poi si tratta di riprodurre materiale antico o manoscritti: a chi scrive è stato chiesto anche 3 euro a scatto, e per chi - come il sottoscritto - necessiterebbe della riproduzione di un intero codice, l'unica opzione è accendere un mutuo o chiedere un prestito alla finanziaria di turno.
Che uno scatto digitale possa danneggiare il manoscritto, come asseriscono pretenziosamente alcune biblioteche, è assurdo e falso come Giuda: sempre la Nazionale di Firenze, con un avviso in bella mostra esposto all'ingresso, giustifica l'alto costo delle riproduzioni - i 39 centesimi di sopra - affermando che la semplice fotocopia (ottenuta per contatto) danneggerebbe il materiale; cosa per cui si impone la scansione digitale, e il successivo eventuale trasferimento su carta o CD. La scansione digitale, quindi, non comporta danneggiamento di sorta, per ammissione delle stesse biblioteche, che in caso contrario vieterebbero del tutto le riproduzioni.
L'ipocrisia di tanti si spinge poi fino a negare l'evidenza, chiudendo gli occhi di fronte alla realtà: comodamente seduto in sala lettura, qualsiasi utente, con il suo bravo libro chiesto regolarmente al banco distribuzione, lo fotografa da tutti i lati possibili con il suo smartphone, che ovviamente non può essere requisito da nessuno. Io personalmente l'ho fatto e lo faccio in ogni circostanza, e mi autodenuncio. Ma così fan tutti. E tutti sanno. Se si tenta di arginare de iure la riproduzione digitale, la si concede de facto, girandosi dall'altro lato e facendo finta di niente.
Cui prodest? Le biblioteche guadagnano assai miseramente dalle riproduzioni: un tempo, forse, molto prima dell'avvento degli smartphone, qualcosa raggranellavano; ma oggi quasi più nulla. Il servizio riproduzioni è quasi sempre esternalizzato, per cui si tenta - impedendo le riproduzioni in proprio - di non intaccare i privilegi acquisiti. Gelosie egoistiche e ormai di altri tempi, spingono infine a custodire gelosamente il proprio materiale, considerando una minaccia la libera riproduzione.
Ma i tempi avanzano. Inesorabilmente. Un provvedimento del 2014, noto come Art Bonus, consentì per una breve finestra temporale - un mesetto circa - la libera riproduzione digitale con mezzi propri: e il sottoscritto ha scattato più foto in quel mese quanto forse un'intera troupe di Magnum in diversi anni. Ma un emendamento infilato - come costume italiano - in maniera surrettizia (dall'onorevole Flavia Piccoli Nardelli, Partito Democratico, attuale Presidente della Commissione Cultura alla Camera, facciamo pure nomi e cognomi), cancellò con un colpo di spugna il provvedimento, ripristinando lo status quo, ossia il divieto assoluto di riproduzioni in proprio.
Ma un nuovo appello per la liberalizzazione delle riproduzioni digitali è stato nuovamente rilanciato dal movimento "Fotografie libere per i Beni Culturali", sorto nel settembre 2014 (all'indomani dell'approvazione del subdolo emendamento) per iniziativa di Andrea Brugnoli, Stefano Gardini e Mirco Modolo, lanciando una petizione cui hanno aderito oltre 5000 studiosi di ambito umanistico, appello che finalmente è in dritta di arrivo al Parlamento con una proposta di modifica dell'art. 108 in materia di beni culturali. 
Rilanciamo quindi ancora una volta l'appello per questa battaglia di civiltà, invitando chiunque abbia a cuore il problema a sottoscriverlo, a diffonderlo il più possibile e a vigilare bene questa volta, affinché venga finalmente approvato dal Parlamento e a che una manina più o meno anonima - Piccoli Nardelli o simili - non intervenga nuovamente col favor delle tenebre a ripristinare gli antichi e intoccabili privilegi di pochi contro il bene e l'interesse di tutti. 
La cultura deve essere libera, senza lucro, open access per tutti coloro che vogliano studiare e apprendere.
Allego sopra un bell'intervento di Mirco Modolo, riassuntivo di tutta la questione e della posta che c'è in ballo, apparso su Reti Medievali (che fu la promotrice del primo appello che portò all'approvazione dell'Art Bonus del giugno 2014).

venerdì 3 marzo 2017

La lingua di Dante tra presente e futuro nelle diverse edizioni, Giornata di studi danteschi: La lingua di Dante, Torino, Palazzo del Rettorato - Aula Magna, 18 maggio 2017


Giornata di studi organizzata dagli studenti del Comitato "Per correr migliori acque", del Dipartimento degli Studi Umanistici dell'Ateneo di Torino, dedicata all'analisi della lingua di Dante, latina e volgare, dagli anni giovanili alla maturità poetica. 
Il sottoscritto relazionerà riguardo alla lingua delle edizioni della Commedia (dal Witte al Petrocchi, fino alle recenti edizioni Lanza, Sanguineti e Inglese), con uno sguardo proiettato alle proposte editoriali oggi in campo per una nuova edizione critica del poema (Malato, Trovato, Spagnolo, Mecca) in vista del prossimo centenario dantesco (1321-2021). 

sabato 25 febbraio 2017

Immagine poetica, immaginazione: Dante e la cultura medioevale (Firenze, 3-4 aprile 2017)


Dal concetto di immagine a quello di immaginazione nel Medioevo, partendo, come chiavi di lettura, dalla Bibbia (homo imago Dei) alla gnoseologia aristotelica. Il tutto applicato a Dante, alle modalità di lettura e di esegesi relative al rapporto fra Dante e l'immagine cristiana, Dante e l'immagine classica, L'immagine nei poeti medioevali e le Immagini dantesche oltre Dante: questo in sintesi il programma della due giorni di incontro al Palagio dell'Arte della Lana di Firenze. Fra i relatori: Marcello Ciccuto, Enrico Fenzi, Giuseppe Ledda, Luca Fiorentini, Roberto Rea; e molti altri studiosi.
Il programma completo nel pdf sopra.

lunedì 20 febbraio 2017

C. W. Ceram, Civiltà sepolte. Il romanzo dell'archeologia (Einaudi, 1995)


Più e più volte riedito (prima edizione 1949 col titolo GötterGräber und Gelehrte. Roman der Archäologie), il libro - rifiutato da diversi autori e stampato in proprio dall'autore - fu un clamoroso best seller con milioni di copie vendute in tutto il mondo (con traduzioni in venti lingue, compreso il braille), e divenne in brevissimo tempo un classico della divulgazione archeologica. La sua fortuna, come indica anche il titolo, è quella di utilizzare una accattivante forma narrativa da armonizzare con la correttezza storica e la solidità scientifica, muovendosi su "tre piani di narrazione: la rievocazione delle antiche civiltà; la storia delle singole ricerche, delle spedizioni scientifiche; la vicenda umana degli uomini che quegli scavi han condotto. I tre piani, per solito, gravitano attorno a un motivo narrativamente non pianificabile: il caso, l'accidente, l'imprevisto". Ne emergono figure di uomini e di scienziati che lasciano al lettore "la sensazione che le fatiche di Winkelmann o Champollion o Petrie fossero stupende evasioni dalla monotonia di esistenze mediocri. Con il riscatto, l'estrema catarsi che quell'evasione conduce alla conquista di reali tesori di bellezza e conoscenza" (dalla Nota introduttiva al volume).
Il libro è diviso in cinque parti, come altrettanti libri da dedicare a singole civiltà sepolte: Il libro delle statue (dedicato alla civiltà classica, greco-romana e minoico-micenea); Il libro delle piramidi (antico Egitto); Il libro della torri (civiltà della Mesopotamia, il riferimento è alle ziqqurat); Il libro delle scale (civiltà precolombiane, caratterizzate dalle piramidi a gradoni); I libri che non si possono ancora scrivere (su civiltà in fase di scoperta e di valorizzazione, su tutte gli Hittiti, cui però l'autore ha dedicato in seguito un volume a sé dal titolo Il libro delle rupi, trad. it. Einaudi, 2003).

venerdì 17 febbraio 2017

C. W. Ceram, Civiltà al sole (Oscar Mondadori, 1988)


C. W. Ceram (pseudonimo di Kurt Wilhelm Marek) è un giornalista tedesco, noto soprattutto come divulgatore di archeologia, scienza a cui ha dedicato numerosi libri, tutti fortunatissimi dal punto di vista editoriale, con record di vendite in molti paesi. Civiltà sepolte (pubblicato nel 1949) resta la sua opera di maggior successo, libro che però ha una sua versione minor in Civiltà al sole, edito per la prima volta nel 1957 col titolo di Götter, Gräber und Gelehrte im Bild ("Dèi, tombe e studiosi illustrati""); dove il testo è molto ridotto a favore di un ricco apparato iconografico e figurativo (316 illustrazioni nel testo e 16 fuori testo). 
Il volume si divide in cinque libri, dedicati rispettivamente alla nascita dell'archeologia, all'antico Egitto, ai popoli della Mesopotamia, alle civiltà precolombiane d'America, e l'ultimo con uno sguardo retrospettivo alle nuove frontiere dell'archeologia (aerea e subacquea).